18/12/08
09/12/08
29/11/08
28/11/08
27/11/08
20/08/08
18/08/08
17/08/08
14/08/08
capracotta, 10 agosto 2008
17/07/08
porto azzurro (isola d'elba), stasera
21/06/08
16/06/08
a14, 20 giugno 2008
guidare mi piace, e non è più questione di velocità, come un tempo.
non esiste ora il 'quanto ci metto', ma solo il 'vado'.
giugno è passato all'insegna della staffetta tra le N/M della mia vita,
poli distanti tra loro in media 100 km, e non solo di asfalto.
autostrada, autovelox, benzina, buona musica (sempre la stessa, anche per ore), camion, distanza di sicurezza, tempo per stare in silenzio e parlarmi.
e qualche fotografia dal finestrino.
non esiste ora il 'quanto ci metto', ma solo il 'vado'.
giugno è passato all'insegna della staffetta tra le N/M della mia vita,
poli distanti tra loro in media 100 km, e non solo di asfalto.
autostrada, autovelox, benzina, buona musica (sempre la stessa, anche per ore), camion, distanza di sicurezza, tempo per stare in silenzio e parlarmi.
e qualche fotografia dal finestrino.
08/06/08
21/05/08
amsterdam, 16-18 maggio 2008
Dietro a tanti luoghi comuni "la città del sesso" "la venezia del nord" una LUCE bianca come l'acqua quando non è mare né cielo. Così sono le persone, stranamente protagoniste delle poche fotografie -nemmeno una ventina, vergogna- di tre giorni di musei, di pioggia e di un solo pomeriggio -poche ore in realtà- di sole e di parco. I canali, le case antiche con gancio e carrucola, i caffé bruniti, il mercato dei fiori -e dei libri vecchi- mi hanno lasciato quel senso di familiarità che nei paesi anglosassoni -o giù di lì- mi fa stare bene, ma non mi sorprende mai.
Ma la luce no, quella non l'ho riconosciuta. Non è irlandese, non è per niente londinese, forse un po' tedesca. Sicuramente molto scandinava; ma non ci sono stata là. Ancora.
La luce cambia tutto. Cambia il modo di guardare e il suo oggetto. Avrei voluto fermare in un click ogni passante, affascinante. Il resto è puro diario di bordo.
Ma la luce no, quella non l'ho riconosciuta. Non è irlandese, non è per niente londinese, forse un po' tedesca. Sicuramente molto scandinava; ma non ci sono stata là. Ancora.
La luce cambia tutto. Cambia il modo di guardare e il suo oggetto. Avrei voluto fermare in un click ogni passante, affascinante. Il resto è puro diario di bordo.
20/05/08
28/04/08
20/04/08
stazione di bologna, oggi 18.40
Esco dalla stazione, dal tunnel laterale,
distratta dalle mie solite borse, computer e vita da etabeta dentro,
con una gran voglia di fumare e mi metto in fila per i taxi.
Potrei prendere l'autobus, visto il periodo di verde assoluto,
ma mi aspettano e non voglio creare agitazione,
dopo 24 ore d'aria.
Addocchio la fermata di fronte a me, così solo per vedere se arriva il mio autobus
(che non so assolutamente quale sia),
cercando il pacchetto di marlboro nella tasca della giacca,
poi di nuovo lo sguardo girato alla fila alla mia destra.
Davanti un uomo da solo, un gruppo di donne con carrozzina, un turista con zaino e calzoncini; non vale la pena accendersi la sigaretta
a pochi passi, ultimo prima di me, un signore immobile, perpendicolare alla fila, lo sguardo puntato fisso.
Tutti, intorno, parlano si muovono, mille rumori, lui fermo immobile, zitto.
Guardo i suoi occhi e seguo il filo del suo sguardo, che attraversa la strada ed è fisso sulla mia fermata del bus.
Ma con la sua attenzione non è più la stessa di pochi secondi prima.
Un'ambulanza che mi pare contromano,
tre infermieri giacca arancione,
un poliziotto con berretto e mani sui fianchi...
dove dove dove devo guardare per vedere quello che lui vede?
Tutto si ferma e cessano i rumori:
è solo un profilo: un ventre, elettrodi, una mano con fede al dito abbandonata sul marciapiede.
Il resto, al di là della fermata, è coperto dal profilo rosso metallico,
quello che si vede dal vetro è solo qualche particolare.
Vorrei urlare a tutti di guardare di condividere con me quell'ansia di chiamare aiuto, ma come l'uomo prima di me rimango immobile, sguardo fisso.
La mente processa processa:
118 e polizia tutti sanno già,
massaggio cardiaco e defibrillatore, stanno facendo il possibile ma senza affanno,
senza concitazione.
La mano inerme, rovesciata, la fede gialla vicino al palmo.
Non tornerà a casa stasera.
La fila in attesa si smaltisce in poco:
è domenica, c'è un filo di sole, i taxi arrivano a frotte,
caricano di tutto, e la gente scivola su e giù.
Nessuno vede?
Cerco il mio vicino, quello che guardava e lui si è riavviato,
ora è indaffarato a raccogliere da terra la valigia,
non mi ricambia, non mi conforta.
Un uomo muore e io non lo posso dire a nessuno.
Non ho mai visto un uomo morire.
Non ho mai visto un uomo morto.
Speriamo che non sia morto,
speriamo che non muoia.
E' il mio turno, arriva il taxi.
Non sono agitata, non sono concitata.
Calma salgo, come gli infermieri ho fatto il possibile.
Gentile e sorridente il guidatore si volta, io gli dico: un attacco di cuore.
Lui fa: cosa?
Io alzo la mano: Lì alla fermata.
Ah si, fa lui, che brutte cose, ingrana e parte.
distratta dalle mie solite borse, computer e vita da etabeta dentro,
con una gran voglia di fumare e mi metto in fila per i taxi.
Potrei prendere l'autobus, visto il periodo di verde assoluto,
ma mi aspettano e non voglio creare agitazione,
dopo 24 ore d'aria.
Addocchio la fermata di fronte a me, così solo per vedere se arriva il mio autobus
(che non so assolutamente quale sia),
cercando il pacchetto di marlboro nella tasca della giacca,
poi di nuovo lo sguardo girato alla fila alla mia destra.
Davanti un uomo da solo, un gruppo di donne con carrozzina, un turista con zaino e calzoncini; non vale la pena accendersi la sigaretta
a pochi passi, ultimo prima di me, un signore immobile, perpendicolare alla fila, lo sguardo puntato fisso.
Tutti, intorno, parlano si muovono, mille rumori, lui fermo immobile, zitto.
Guardo i suoi occhi e seguo il filo del suo sguardo, che attraversa la strada ed è fisso sulla mia fermata del bus.
Ma con la sua attenzione non è più la stessa di pochi secondi prima.
Un'ambulanza che mi pare contromano,
tre infermieri giacca arancione,
un poliziotto con berretto e mani sui fianchi...
dove dove dove devo guardare per vedere quello che lui vede?
Tutto si ferma e cessano i rumori:
è solo un profilo: un ventre, elettrodi, una mano con fede al dito abbandonata sul marciapiede.
Il resto, al di là della fermata, è coperto dal profilo rosso metallico,
quello che si vede dal vetro è solo qualche particolare.
Vorrei urlare a tutti di guardare di condividere con me quell'ansia di chiamare aiuto, ma come l'uomo prima di me rimango immobile, sguardo fisso.
La mente processa processa:
118 e polizia tutti sanno già,
massaggio cardiaco e defibrillatore, stanno facendo il possibile ma senza affanno,
senza concitazione.
La mano inerme, rovesciata, la fede gialla vicino al palmo.
Non tornerà a casa stasera.
La fila in attesa si smaltisce in poco:
è domenica, c'è un filo di sole, i taxi arrivano a frotte,
caricano di tutto, e la gente scivola su e giù.
Nessuno vede?
Cerco il mio vicino, quello che guardava e lui si è riavviato,
ora è indaffarato a raccogliere da terra la valigia,
non mi ricambia, non mi conforta.
Un uomo muore e io non lo posso dire a nessuno.
Non ho mai visto un uomo morire.
Non ho mai visto un uomo morto.
Speriamo che non sia morto,
speriamo che non muoia.
E' il mio turno, arriva il taxi.
Non sono agitata, non sono concitata.
Calma salgo, come gli infermieri ho fatto il possibile.
Gentile e sorridente il guidatore si volta, io gli dico: un attacco di cuore.
Lui fa: cosa?
Io alzo la mano: Lì alla fermata.
Ah si, fa lui, che brutte cose, ingrana e parte.
13/03/08
07/03/08
madonna di campiglio, 6 marzo 2008
di là c'è il mistero di un mondo che si fa bianco e gelato
di qua la meraviglia di intravederlo.
18/01/08
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